Scrittura e Musica
La mia vita non potrebbe esistere senza la musica. Ho avuto la fortuna di crescere in una casa in cui la musica è sempre stata una componente fondamentale. La radio era sempre accesa e i dischi non sono mai mancati. Se non si poteva vedere la tv, in qualche modo si dovevano coprire i silenzi e le giornate noiose. Così presente che a cinque anni ho costretto i miei genitori a portarmi con loro ad un concerto. Inutile dire che mi sono addormentata a metà, ma lo reputo comunque il mio primo concerto.
Poi si cresce e i gusti musicali si affinano e forse si distaccano un po' da quelli dei genitori, ma per tutta l'adolescenza non ricordo un solo giorno in cui non avessi le cuffie alle orecchie. Alle medie stavo imparando a suonare la chitarra (male oserei dire) perché volevo scrivere canzoni. Per la maggior parte suonavano come lamenti e cuori spezzati.
La musica in realtà è stata una grande salvatrice per me, e un angolo di conforto tutto mio, e ancora lo è. Ciò che risuona nella mie orecchie è specchio di quello che provo e nei momenti più fragili della mia vita, aver qualcosa da ascoltare mi impedisce di dare retta ai miei pensieri autodistruttivi o di dare voce al silenzio e al vuoto. è come se fosse il mio piccolo segreto e il mio angolo sicuro. Uno spazio che conosco solo io, che diventa un tutt'uno con il mio più intimo.
Quando ho scoperto che la scrittura era qualcosa che davvero poteva piacermi, ho realizzato anche che non avrei potuto scindere le due cose. Ascoltare la musica mentre scrivo mi ha sempre permesso di immergermi completamente nel mio mondo, di essere completamente focalizzata sulla tastiera e sulle dita che scorrono veloci nel tentativo di catturare il pensiero che altrimenti rischierebbe di sfuggire.
E i miei gusti musicali mentre scrivo sono in realtà molto diversi da quelli di tutti i giorni. Oddio, forse non così diversi e non capita sempre. Ad esempio, se sto scrivendo per me stessa o sul mio diario ascolto principalmente la mia playlist confort, una serie di quasi 400 brani che conosco praticamente a memoria e che ascolto sempre, soprattutto quando viaggio o semplicemente quando ho voglia di ascoltare un po' di musica e cantare. Al contrario se sto scrivendo una scena, un racconto che escono un po' dai miei pensieri e che hanno bisogno di più concentrazione, non posso permettermi di distrarmi con canzoni che conosco e sicuramente non posso permettermi di ritrovarmi a cantare "All too well" di Taylor Swift come se fossi stata appena mollata dal mio ragazzo immaginario. In generale, non posso lasciare che le canzoni di tutti i giorni con le emozioni che si portano dietro siano di interferenza a quello che sto scrivendo, perché comunque ogni scena già racchiude in sé delle emozioni che devono essere coerenti con i personaggi e con il contento e non possono essere influenzate dalle mie emozioni.
Mi piace in questo caso ascoltare artisti emergenti o totalmente estranei, magari lasciandomi consigliare dai social o dalle playlist di spotify. Grazie alla scrittura ho scoperto artisti come i Fall Out Boy, (e voi direte, ma fanno musica da vent'anni. Sì lo so, ma per me era un genere che non mi apparteneva e che non avrei ascoltato nella playlist di tutti i giorni) e Oscar Anton che è un cantante francese. I Fall Out Boy sono diventati una delle mie band preferite e la loro musica ha sempre avuto il ritmo perfetto. Ho scritto tantissimo con la loro musica nelle orecchie, soprattutto nel mio periodo vampiri (chissà se un giorno avrete l'onore di vedere anche quella fase).
Mi è capitato, più raramente, che fosse proprio una scena a richiamare o ad aver bisogno di un certo tipo di musica e allora in quel caso si deve seguire il flusso e sentire cosa la scrittura ci sta chiedendo. Il che diventa sempre molto difficile, perché si rischia di interrompere il flusso per cercare la playlist dalle tonalità perfette. E allora si parte in principio con un'idea di emozioni che la scena potrebbe trasmettere e la musica influenza la scrittura e viceversa.
Sembrerà strano, ma mentre scrivo ascoltando la musica, per me è sempre un lasciarsi trasportare. Difficilmente cambio canzone quando sono nel flusso, tanto che ad un certo punto la musica sembra sparire, diventa un tutt'uno con le parole, i pensieri e le dita che si muovono veloci. Per me è come una specie di catarsi, un'immersione totale all'interno della mia testa.
L'aver unito le mie passioni è stato quasi naturale, come se una richiamasse l'altra. Può esistere la musica senza scrittura, ma non esiste la scrittura senza musica.
E con la musica mi piace anche giocare e sperimentare. Quando sono in blocco per esempio, ascoltare la musica mi aiuta a tirare fuori qualcosa. Un gioco che mi piace fare per trovare ispirazione è prendere un album, magari l'album che mi sta ossessionando in quel momento, tutti i suoi brani e, perché no, la storia stessa dell'album e farlo mio. E così da un elenco di brani comincio a scrivere un testo che in qualche modo deve contenere tutti i titoli. Mi aiuta a giocare a divertirmi a creare nuove storie che sono diverse da quelle dell'artista, che sono mie e soprattutto mia aiuta a uscire dalla mia confort zone, superare i miei limiti e vedere dove posso spingermi.
(Vi rimando qui al mio testo ispirato all'album Reputation di Taylor Swift: I Did Something Bad)
E visto che stiamo parlando di musica e scrittura, vi lascio qui un album, uscito oggi tra l'altro, di un artista che amo molto e che ha fatto della sua scrittura il punto forte della sua musica. Shawn è un album vero e onesto, un album personale che parla ai più fragili e a tutti quelli che stanno passando un brutto momento e ci ricorda che è normale sentirsi deboli e essere tristi. Spero possa farvi bene al cuore come ha fatto con me.
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