Come tutto è iniziato
La prima volta che ho scritto qualcosa che usciva dalla scuola o dal mio diario segreto, avevo all'incirca otto o nove anni. Avevo letto un libro che mi era stato regalato e che avevo amato talmente tanto che desideravo scrivere una storia simile. Non aveva una trama, era solo l'esatta copia di quel libro, avevo solo cambiato i nomi dei personaggi e io ero la protagonista.
Per l'occasione avevo anche scelto con cura un bel quaderno, era rosa con dei fiorellini bianchi. Anche la copertina doveva essere importante. Ricordo che subito dopo aver scelto il quaderno e la penna giusta avevo scritto d'istinto quasi due pagine, che per una bambina di otto anni era una quantità incredibile di parole e ricordo che per i due giorni successivi era un pensiero fisso per me. Tornavo a casa da scuola e l'unica cosa che volevo fare era scrivere quella storia. Ero determinata a finire quello che nella mia testa sarebbe diventato un libro letto da tutti i bambini. Ovviamente non lo sarebbe mai diventato.
Ero sicura che quel quaderno fosse da qualche parte nascosto in camera mia. Non potete capire la delusione che ho avuto quando ho realizzato che di non avere idea di dove fosse finito. Mi sarebbe piaciuto sfogliarlo per ritrovare quella passione e quella determinazione che aveva spinto una bambina di otto anni a credere di poter scrivere un libro intero.
Il momento più bello legato alla scrittura, però, l'ho vissuto un paio d'anni dopo durante un tema svolto in classe. In quel periodo stavamo imparando a descrivere le persone. Eravamo a coppie e ognuno doveva descrivere il compagno seguendo una tabella di caratteristiche e aggettivi.
Il mio compagno di tema si chiamava Endi. Era un bambino che era arrivato da poco e io ero entusiasta di essere in coppia con lui; sono sempre stata attratta dalle cose (e persone) nuove e dalla possibilità di poterle scoprire.
Mi sono impegnata molto per fare quel tema. Volevo fosse perfetto, anche perché la prima descrizione in assoluto che avevo fatto di una persona non era andata come speravo: avevo preso "BENINO". E la persona descritta ero io.
Alla riconsegna dei compiti, sul mio quaderno in rosso la scritta "BRAVISSIMA", che era un po' come il 10 dei compiti a casa. Ma non solo. La maestra Nadia mi ha fatto anche i complimenti perché era una descrizione completa e fatta davvero bene.
E in quel momento ho capito. Ho capito che forse sapevo fare qualcosa e che potevo anche essere brava con il giusto impegno.
La validazione di quel testo è stata per me come la validazione di me stessa e del mio talento.
Inutile dire che da quel momento non ho più abbandonato la scrittura e anche l'idea di scrivere un libro.
Questa è la prima volta che parlo di questi episodi. Li ho sempre tenuti per me, conservati con affetto, come un appiglio a cui aggrapparsi quando tutto mi sembrava perduto. Averli ripercorsi mentre scrivevo questo post mi ha reso felice, in un modo che non credevo possibile. Mi ha ricordato da dove ho iniziato e che si possono fare grandi cose anche quando si è piccoli.
Ma questo è solo l'inizio della mia storia e del mio percorso che mi ha portato fin qui. La scrittura della mia adolescenza non è stata così lineare. Ma questa è un'altra storia che non vedo l'ora di raccontarvi.
Alla prossima settimana.
Sara
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