Consiglio di scrittura n°1
Quando circa dieci anni fa ho frequentato il mio primo corso di scrittura creativa, ho ricevuto dal maestro il mio primo consiglio per migliorare la mia scrittura: un consiglio talmente banale che all'epoca mi sono sentita una sciocca per non averci pensato. Porta sempre con te un quaderno su cui scrivere. Porta un quaderno con te perché l'ispirazione può arrivare in qualsiasi momento e tu devi essere pronta
Certo al giorno d'oggi la tecnologia facilita il fatto di portarsi sempre dietro un notebook. Ma non è la stessa cosa. Avere con sé un taccuino su cui scrivere cambia la nostra percezione della scrittura. Il telefono, purtroppo, ci distrae troppo facilmente, basta una notifica ed ecco che quello che stiamo scrivendo si perde, perde il suo spazio nella nostra mente e il nostro tempo.
Ora che abbiamo il nostro quaderno bianco che cosa dobbiamo fare?
Uscire e osservare il mondo.
Uno dei primi esercizi che assegnano nei corsi di scrittura creativa è quello di sedersi ad una fermata dell'autobus e osservare quello che ci sta attorno; è decisamente un ottimo esercizio sia per i principianti che non sanno da dove iniziare, sia per gli esperti che vogliono trovare nuove ispirazioni, ma anche per riuscire a superare il blocco dello scrittore.
Fermarci e osservare può aiutare a capire le persone, come si comportano in un contesto di normalità, quali sono i piccoli gesti che si compiono e immaginare poi le loro storie. L'osservazione permette ad uno scrittore di farsi delle domande: perché quella ragazza è nervosa? Sta andando da qualche parte? Se sì, dove sta andando? Chi dovrà incontrare?
E le domande poi permettono di stimolare la curiosità e l'immaginazione.
Sedersi ad una fermata permette anche di osservare l'ambiente e aiuta nelle descrizioni degli ambienti che a volte sono davvero difficile da inserire all'interno di un racconto o della nostra storia.
Osservare la realtà ci aiuta poi a riprodurla e ricostruirla nel modo più reale e meno stereotipato e macchiettato possibile (questo potrebbe anche valere per personaggi ambienti in mondi fantasy, in base ovviamente a quanta umanità volete dare loro).
Vorrei portarvi due esempi che partono da questo esercizio di osservazione.
Il primo risale a qualche anno fa, quando appunto ho iniziato a frequentare dei corsi di scrittura: si tratta della descrizione di un luogo, una stazione degli autobus:
Appoggiata al paletto della fermata, aspettando l'autobus, osservo la stazione ancora gremita di gente.Posso vedere tenere coppiette tenersi per mano, mamme seguite dai loro figli che corrono per non perdere la coincidenza per chissà dove, oppure persone impazienti che aspettano il pullman, chi seduto sul marciapiede verde, chi passeggiando nervosamente avanti e indietro.
Nonostante le cuffie nelle orecchie, posso sentire i clacson delle auto, il rumore che fanno le corriere al loro passaggio e i discorsi della signora che dietro di me parla al telefono.
Stranamente non ci sono piccioni, che solitamente cercano per terra qualche briciola.
Davanti a me riesco a intravedere a malapena il cielo azzurro, nascosto da alti edifici che in qualche modo delimitano il confine della stazione.
Dalla pizzeria dall’altra parte della fermata alle mie spalle fuoriesce un profumo di patatine che mi fa venire l’acquolina in bocca.
Il sole è già calato, ma il cielo è ancora limpido e chiaro.
Questa è la parte di città più caotica, ma è proprio per questo che mi piace: nel caos si nascondono tante storie che provo a immaginare. Chiedersi perché la gente corre o semplicemente dove si trova S. Colombaro, la cui corriera è appena partita.
Tutto è molto misterioso e forse è la mia curiosità a rendere questo piccolo pezzo di marciapiede così affascinante.
Il secondo, invece, è più recente e parte dall'osservazione di due persone che incontravo ogni giorno alla stazione della metropolitana e ho provato a immaginare la loro storia:
Ore 18.26. Scendo le scale che mi porteranno al vagone della metropolitana. Lo zaino in spalla e i piedi rapidi e attenti a non cadere rallentano solo agli ultimi gradini quando vedo due persone. Li vedo tutti i giorni, probabilmente appena usciti dall’ufficio, come me.
Sono un uomo e una donna. Avranno circa quarant’anni. La donna di quel biondo indefinito che potrebbe essere rosso o castano a seconda della luce, ha degli occhi azzurri molto intensi; lui è alto, brizzolato, porta gli occhiali e il volo è curato, senza barba. Indossano entrambi lo zaino e quelli che sembrano abiti da ufficio casual.
Li incontro sempre nello stesso punto, al bivio che divide i due binari delle direzioni opposte della metropolitana. Si stanno salutando, ma chiaramente non è quello che vorrebbero. Si guardano così intensamente e vorrebbero starsene lì per ore.
Non credo siano fidanzati, non li ho mai visti scambiarsi un bacio, al massimo un abbraccio un po’ sfuggente, ma si vede che in loro esiste un sentimento molto forte.
I loro sguardi infiniti parlano molto più dei loro corpi e dicono tutto quello che non si può dire.
“Tu esisti. Io ti vedo. E ti vedo sempre. Ti vedo adesso con la stanchezza e la voglia di riposo. Ti vedo al mattino con il sorriso e il caffè in mano. Ti vedo mentre lavori, dietro a quello schermo e con la fronte corrucciata. Ti vedo anche quando tu mi stai guardando e io lo sento, ma non alzo lo sguardo perché potrei arrossire. Ti vedo quando mi aspetti fuori dall’ufficio e camminiamo insieme con la paura di sfiorarci. E vedo solo te a questo bivio mentre le persone ci passano accanto veloci, il mostro tempo rallentato. Esistiamo solo noi”
Potrei dire con certezza che si amano, che c’è una fiamma che si illumina ogni volta che loro si guardano. Una luce che si illumina.
E per un attimo, nella mia corsa per prendere quel treno, rallento anche io. Mi godo la vista di quel sentimento e quella magia che questi signori riescono a creare attorno a loro.
Un momento di purezza intenso prima di riprendere il passo e correre per prendere il treno che mi porterà nella solitudine di casa mia.
Mi pare che anche per questa settimana possa essere sufficiente. Se vi va fatemi sapere, se questo esercizio vi è stato utile e come lo avete utilizzato anche voi. Mi piacerebbe davvero poter leggere i vostri esercizi di osservazione.
Noi ci sentiamo la prossima settimana.
Sara
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