Jacopo de Michelis: la ricerca di luoghi misteriosi e affascinanti
Venerdì 11 ottobre si è tenuta verso la Sala Civica di Iseo (proprio quel paese che dà il nome a quel famoso lago) l'incontro con l'autore Jacopo de Michelis. Per chi non lo conoscesse, De Michelis ha esordito nel 2022 con "La Stazione" (pubblicato da Giunti Editore)
Editor, curatore di antologie e professore, De Michelis si è cimentato nella scrittura partendo proprio dal luogo che lo ha cresciuto: Milano e la sua stazione. Un luogo che conosceva bene o credeva di conoscere che lo ha portato a lunghe documentazioni e studi.
E altrettante documentazioni sono state fatte per il suo secondo romanzo "La Montagna nel lago" (sempre pubblicato da Giunti Editore), il vero protagonista della presentazione che grazie all'ambientazione ha attirato i cittadini del lago riempiendo la sala. Perché la montagna nel lago è proprio quell'isola che si trova in mezzo al lago di Iseo, conosciuta meglio come Montisola.
Per Jacopo un luogo lontano, ma che riemerge piuttosto vagamente nella sua memoria di bambino e che subito gli è sembrato l'ambientazione perfetta per il suo poliziesco: un posto chiuso, limitato sia nel territorio sia da confini geografici, da cui non si può uscire facilmente. Il ricordo più vivido per Jacopo è quello di una villa che ai suoi occhi gli era sembrata una casa di fantasmi. La stessa villa che sarà il punto di partenza della storia, dove accade l'omicidio.
Ma è proprio tutta l'isola ad essere la protagonista. Montisola infatti è un luogo pieno di leggende, abitudini, tradizioni e di persone che abitano il territorio e che lo vogliono vivere, paese di pescatori e uomini di montagna legati alla terra. Ma non solo, Montisola è anche legata al passato e alla guerra (ricordiamo la Repubblica di Salò e la resistenza). Per De Michelis, è stata l'isola stessa a suggerire la storia.
Jacopo De Michelis sa di essere riuscito nell'accuratezza dei suoi studi, di parlare del territorio come se lo abitasse, quando scherzando racconta di come le persone da un lato rivedono e rivivono quei luoghi e riconoscono le persone e dall'altro di accorgono di piccoli errori rispetto ai luoghi o agli elementi che li compongono (di cui ammette anche di vergognarsi).
Si passa poi a raccontare i personaggi che popolano il racconto, partendo proprio dalla suddivisione stessa del libro. Diviso in tre parti, ognuna introdotta da una frase che racchiude in qualche modo il racconto e l'evoluzione dei personaggi stessi: la prima parte è dedicata lago di Iseo con una frase tratta dal "Confessionale" di Edith Wharton; la seconda si apre con "le Illusioni perdute" di Honoré de Balzac che è la storia segreta che sta sotto la storia, che riguarda sia la trama ma anche i personaggi stessi come ad esempio la vittima si scopre avere una facciata oscura sotto la bella faccia di uomo ricco e benefico. La terza parte invece è introdotta una frase dell'Amleto (E là dov'è la colpa piombi la grande scure) che diventa risoluzione e portatore della colpa. Senza spoilerare nulla, De Michelis rivela come questa scure della colpa sia spezzettata in tutti i personaggi, la colpa è di tutti, nessuno è esente o totalmente innocente: chi non ha una colpa attiva nella risoluzione del caso è complice di una colpa passiva per aver taciuto o non essere intervenuto. Il lettore è portato a domandarsi "di chi è la colpa giusta?", ma la storia si svela e non si svela.
In qualche modo ci fa capire che le persone che ci sono vicine non le conosciamo veramente. Tutti possono essere delle brave persone, ma avere all'interno pensieri cupi e oscuri.
E così lo è anche il protagonista Pietro, un giovane che ha abbandonato l'isola per inseguire il suo sogno di diventare giornalista affermato, si ritrova ad essere un uomo a pezzi, disilluso dalla vita, che fa uso di droga e che in qualche modo ha fallito nel suo lavoro scrivendo per un giornale scandalistico di poco conto, il cui ritorno all'isola non è né glorioso e né volontario. Il suo percorso emotivo ed esistenziale è importante e cambia nel tempo. Per De Michelis era importante che Pietro dovesse essere un uomo "schifoso" all'inizio per rendere più forte il momento in cui si ripulisce.
In conclusione, la "Montagna nel Lago" è una vicenda cupa, ma si svolge in un luogo bello e affascinante pieno di luce e di colore, un posto idilliaco.
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